Durata totale dell’escursione: 3:45 hr
Tempo effettivo: 2:25 hr
Lunghezza: 11 km
Punti acqua e fontane: Ponte Gobbo, C.na Erta, Ferrari, Arelli
Dislivello complessivo: 490 m

Temporale estivo in arrivo nei pressi di Santa Maria di Bobbio

Temporale estivo in arrivo nei pressi di Santa Maria di Bobbio

Il percorso ha inizio dal Ponte Vecchio o Ponte Gobbo, vero e proprio elemento di spicco architettonico del borgo di Bobbio. L’epoca di costruzione del Ponte Vecchio, detto gobbo per l’irregolarità e la gibbosità dei suoi archi, non è databile. La costruzione sovrastante risale al VII secolo ad opera dei monaci dell’Abbazia di San Colombano. Negli Archivi storici bobiensi si trova un documento datato 6 aprile 1196 che testimonia la l’esistenza del ponte già da quel periodo. Per la sua importanza strategica, il Ponte Gobbo rappresentava l’unica via di collegamento con la sponda destra del Trebbia, le saline termali, le terme di epoca romana e longobarda e la strada di collegamento con il Genovese e la Lunigiana. Nel medioevo, la costruzione di un ponte era un’opera di grande ingegno, considerata quasi prodigiosa. Per questo la costruzione del Ponte Gobbo ha dato origine a molte leggende che spesso avevano come protagonista il diavolo. Secondo una prima antica leggenda, il maligno contattò San
Colombano, promettendogli di costruire il ponte in una notte, in cambio della prima anima mortale che lo avrebbe attraversato, pensando fosse il monaco irlandese. Nella notte, il diavolo costruì il ponte con l’aiuto di demoni di statura diversa; così le varie arcate del ponte risultarono
di dimensioni variabili. Al mattino, il diavolo si appostò all’estremità del ponte, per esigere il suo compenso. San Colombano, sospettoso, fece prima attraversare il ponte da un cane, evitando l’inganno.

Superato il Ponte Gobbo, interamente pedonale, si svolta a destra lungo la vecchia strada della Val Trebbia. Il fondo al ponte troviamo una fontana e un piccolo monumento in ricordo di “Balena” il primo bagnino freelance del post dopoguerra, che sorvegliava e insegnava ai ragazzini di Bobbio, le tecniche di nuoto nel fiume, per la tranquillità delle mamme bobbiesi. Seguiamo i simboli CAI 159; dopo un tratto in salita la strada asfaltata diviene pianeggiante e appena prima del ponte sul Rio Foglino, si imbocca il sentiero alle spalle del Monumento ai Caduti (10 min). Seguiamo dei vecchi bolli bianchi con un disegno a stella viola, ormai consumati dal tempo; è la simbologia che ci dice che stiamo percorrendo un tratto dell’antica Via Romea di Bobbio, di collegamento con il percorso principale della Via Romea, che risalendo il Taro, via Pontremoli, portava a La Spezia e quindi da lì verso Roma.

Vista di Bobbio e Ponte Gobbo dai Calanchi di Rio Foglino

Il primo tratto di sentiero, ben tracciato, si affronta con una salita impegnativa che si snoda sul versante sud dell’area calanchiva di Rio Foglino. Il sentiero ci porta a C.na Bullini (30 min) collocata sul primo terrazzamento fluviale antico del Trebbia. Da lì a breve seguendo la mulattiera, si giunge a C.na Erta Moglia, dove troviamo un primo punto acqua dove rifornirci. Appena superato il gruppo di cascine, lasciamo la strada asfaltata che prosegue in salita, pieghiamo a destra lungo la mulattiera che ci porta (10 min) a C.na L’Erta. Anche qui troviamo una fontana con abbondante acqua; si prosegue sempre lungo la mulattiera sempre ben segnata sino a superare le C.ne Barbot, che lasciamo alla nostra sinistra; il tracciato piega verso sud portandosi verso un’area a pascolo. In questo tratto dobbiamo prestare attenzione perché il tracciato si perde nei campi: purtroppo, la vecchia traccia del sentiero dei contadini non è più praticabile, inghiottita da una folta vegetazione. Ci si mantiene sui prati (se possibile lungo i bordi dei campi in modo da non rovinare il pascolo) superando agevolmente in salita questo ultimo tratto, avendo come riferimento la strada asfaltata (Strada dei Ferrari) che si trova poco a monte. Una volta raggiunta la strada asfaltata (30 min) si prosegue in salita sino a raggiungere Ferrari (15 min). Al centro del nucleo abitativo troviamo una fontana, in corrispondenza della quale la strada si biforca. Prendiamo la direzione Rivergaro, che troviamo sulla cartellonistica della via Francigena; ci troviamo sul vecchio percorso della via Genova di Val d’Aveto, che collegava in epoca romana i territori in pianura, intorno a Rivergaro con l’alta Val Trebbia e la Val d’Aveto.

Vista invernale dei pascoli sopra Piancasale

Superato Ferrari, manteniamo il cammino sempre sulla mulattiera principale, sino a giungere a C.na Casone (40 min). Ci troviamo nella zona degli Arelli, caratterizzata dalla presenza di molte fontane e sorgenti, che alimentano gran parte dell’acquedotto di Bobbio. L’emergenza in superficie di abbondante acqua è favorita dalla discontinuità geologica, che mette in contatto le ofioliti vulcaniche (in vecchio Oceano Ligure) con le formazioni rocciose sedimentarie. Appena superata C.na Casone, lasciamo la strada asfaltata per imboccare sulla destra una mulattiera ben segnata e poi a sinistra lungo un tratturo che attraversa un campo incolto, giungendo in breve tempo ad Arelli sopra (10 min).

Sorgenti primaverili lungo il Rio degli Arelli

Appena superato il primo fienile che incontriamo svoltiamo a destra lungo una sterrata ben segnata che ci porta sulla sinistra idrografica del Fosso degli Arelli, con abbondate vegetazione e abbondante acqua, soprattutto nel periodo primaverile. Lungo la mulattiera, sempre ben segnata, laddove si presentano zone boschive più pianeggianti, le piante emergono dall’acqua e la fitta vegetazione simula le mangrovie delle aree pluviali tropicali. La mulattiera in corrispondenza di ampio versante a pascolo (30 min) piega a destra seguendo sempre il Rio Arelli. Il tratturo segue il bordo del pascolo sino ad una torretta di avvistamento per cacciatori. Da lì a breve si giunge ad un incrocio; si piega a sinistra e si prosegue sempre in discesa sino a collegarsi alla strada asfaltata (20 min). Si svolta a sinistra e in breve tempo (25 min) si raggiunge il Ponte Gobbo lungo la strada asfaltata in destra orografica del Trebbia che ai tempi dei romani era la principale direttrice di collegamento con le principali fonti saline dell’epoca a Piancasale.

Il Ponte Gobbo di Bobbio

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